
Negli anni sessanta e settanta si guardava fiduciosi al nucleare come una fonte infinita di energia che ci avrebbe assicurato un futuro sicuro di sviluppo e benessere. Successivamente ci furono i gravi incidenti delle centrali di Three Mile Island (USA 1979), Chernobyl (Ucraina 1986) e Tokaimura (Giappone 1999) che ruppero questo idillio. Contrariamente però a quanto molti pensano non furono questi disastri a spingere molti importanti paesi a bloccare o abbandonare lo sviluppo del termonucleare ma fu, in realtà, una analisi ed una ripensamento globale e approfondito di scienziati e politici su questa fonte di energia che funziona al di fuori dei processi chimici della cosiddetta biosfera. Il risultato è stato una forte frenata nella crescita dello sfruttamento di questa fonte energetica negli ultimi vent’anni; nel 1985 infatti essa rappresentava il 4,5% dell’energia primaria a livello mondiale e se ne prevedeva una crescita al 15% entro il 2000 mentre nel 2003 la sua incidenza era solo del 6,1% (fonte ENEA). Nel 2000 solo il 3% della nuova potenza elettrica installata era di tipo nucleare. Cos’era successo? Austria, Italia, Eire, Australia, Danimarca, Grecia, Norvegia avevano abbandonato l’energia termonucleare; Belgio, Germania, Olanda, Spagna, Svezia, Svizzera, Polonia,UK avevano sospeso la costruzione di nuove centrali mantenendo però attive quelle esistenti; USA, Francia,Giappone, Argentina, Brasile, Canada, Cina, India, Finlandia, Iran, Corea del Nord, Corea del Sud, Russia, Pakistan, Taiwan, Ucraina, Romania, Slovacchia, Turchia, Bulgaria, Egitto, Indonesia avevano continuato a costruirle con un tasso di crescita molto ridotto per i paesi industrializzati e più elevato per i paesi in via di sviluppo, molto affamati di energia e certamente molto poco sensibili ai problemi ambientali e di sicurezza. L’Italia, a differenza della maggioranza dei paesi UE, decise negli anni 80 non solo la sospensione ma l’uscita completa dal nucleare con una decisione peraltro molto più ideologica ed emotiva che pragmatica e ponderata, il che significò nel 1987 la chiusura delle 4 centrali allora attive sul nostro territorio.
Oggi, sotto la pressione dell’aumento dei prezzi del petrolio e soprattutto a causa della crescente incertezza relativa al suo approvvigionamento, i paesi industrializzati stanno nuovamente riconsiderando la loro posizione nei confronti del nucleare tant’è che secondo l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) l’utilizzo di tale energia aumenterà fino ad arrivare al 17% della produzione mondiale di elettricità entro il 2020. (Continua a leggere…)